sabato 3 dicembre 2016

Pierluigi Ferrari, un cd in forma di spleen




E' generalmente complicato commentare il lavoro discografico di un amico e di un collega, senza che l'influenza della relazione umana e della stima artistica abbiano un peso sulle riflessioni, influenzandole. In questa circostanza, di fronte all'ascolto dell'ultimo progetto realizzato da Pier Luigi Ferrari, mi sono sentito assolutamente svincolato da ogni possibile indulgenza o complicità perché la musica ha saputo sorprendermi e catturarmi, facendomi scoprire degli aspetti preziosi che non conoscevo nell'apprezzata maestria di questo chitarrista e compositore. La sorpresa ha quindi guidato il mio ascolto in quel luogo incantato di poesia a cui allude il titolo della raccolta: Notturno. Un notturno che rimanda ad un clima melanconico e che accompagna l'ascoltatore nel cuore di una sorta di spleen baudelairiano. Ne sono artefici le melodie originali, articolate con una unità di stile ben definita e certamente all'altezza di figurare insieme al tributo rivolto ad Astor Piazzolla di cui si possono ascoltare le quattro stagioni dedicate a Buenos Aires, in un loro arrangiamento originale per sola chitarra. Attenzione, il cd all'infuori del tributo citato, non contiene composizioni che possono essere assimilate al repertorio del tango.


Le aperture all'immaginario offerte dalla grazia del repertorio registrato sono da questo punto di vista eterogenee, anche se il tango nutre segretamente tutta la musica, come una sorta di sentimento crepuscolare iniettato nei suoi tessuti espressivi e quindi intuito fra le sue evidenze. E l'emozione che scaturisce da questo climax, insieme alle radici parmigiane di Ferrari, forti aldilà dei natali andalusi, mi ha fatto ripensare ad un altro illustre parmense: Attilio Bertolucci, voce altissima e solitaria nel quadro della poesia novecentesca italiana. Mi è sembrato di riconoscere tra i due l'azione dello stesso genius loci, della stessa richiesta di verità di chi si cerca allo specchio, per capirsi e offrire un'opera inscritta nel proprio destino. 



E cosa c'è di più riuscito se non un'opera che esprime una ricerca di verità, per farla risuonare nella luce calma del suo stesso sogno... della sua stessa rèverie? In questo quadro, nelle quattordici tracce raccolte da Ferrari non si affaccia alcuna minaccia dei fantasmi dell'inautentico, spesso travestiti da manierismo o da estetismo: al contrario, ci sembra di seguire le invenzioni intuite da un istinto educato ai riflessi variopinti di quella grazia genuina che incanta. L'irradiarsi di una forza delicata che vibra nella modulazione delle armonie intrecciate con il dilatarsi del respiro melodico, occupa lo spazio dell'ascolto immergendo in un suono coinvolgente. Dalla sua purezza ricercata emerge il prezioso frusciare di pennello con cui la danza unisce una coppia sul parquet: il dito e la corda. Dolcissimo flashback dell'abbraccio di ballerini in un'immaginaria milonga; stregante coreografia in cui la musica si fa gesto; sete estrema di verità per un cd di squisite narrazioni interiori. Un cd dove, per citare Bertolucci, "l'erba non è puro ornamento". 


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