Il libro di una donna e per le donne e gli uomini del Tango
Nell’immaginario superficiale,
diffuso e oggi ormai globalizzato, la
figura femminile che attraversa la storia del tango è afflitta da
stereotipi che ne mortificano il ruolo, minimizzandone l’importanza
e cancellandone le imprescindibili sfumature.
Questo ha contribuito alla formazione di un’idea unica che liquida la questione, senza gettare lo sguardo necessario nel cuore delle ragioni sociali e dei passaggi storici implicati a questo argomento. Le fonti bibliografiche che hanno raccolto gli sforzi di comprensione più approfonditi nell'occuparsi delle donne nel Tango, si sono limitate prevalentemente a trovare le risposte nei testi poetici che danno la parola alla melodia del tango, proponendo sostanzialmente tre tipologie ricorrenti del femminile: quella sacra della madre; quella della traditrice che confina il maschio nella solitudine, più o meno rifugiato nell’alcool e comunque flagellato dal ricordo; quella della donna perduta nelle più varie declinazioni.
Naturalmente restano da aggiungere i ruoli palesi che riguardano la parte artistica della cultura del tango: le cantanti, assurte a emozionanti divinità popolari; le ballerine indispensabili a tutti i livelli, da quello professionale a quello amatoriale, per una danza che esprime la sua essenza nell’abbraccio tra un corpo femminile ed uno maschile. Sono invece in ogni caso ignorate le musiciste, sinceramente marginali e riunite originariamente in pittoresche “orquestas de señoritas” che non hanno lasciato testimonianze discografiche ma solo qualche fotografia d’antan.
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Le cantanti storiche del Tango ricordate dalla festa della Donna |
Questo ha contribuito alla formazione di un’idea unica che liquida la questione, senza gettare lo sguardo necessario nel cuore delle ragioni sociali e dei passaggi storici implicati a questo argomento. Le fonti bibliografiche che hanno raccolto gli sforzi di comprensione più approfonditi nell'occuparsi delle donne nel Tango, si sono limitate prevalentemente a trovare le risposte nei testi poetici che danno la parola alla melodia del tango, proponendo sostanzialmente tre tipologie ricorrenti del femminile: quella sacra della madre; quella della traditrice che confina il maschio nella solitudine, più o meno rifugiato nell’alcool e comunque flagellato dal ricordo; quella della donna perduta nelle più varie declinazioni.
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Sofia Bozan, attrice di teatro, stella del cinema e cantante di Tango |
Naturalmente restano da aggiungere i ruoli palesi che riguardano la parte artistica della cultura del tango: le cantanti, assurte a emozionanti divinità popolari; le ballerine indispensabili a tutti i livelli, da quello professionale a quello amatoriale, per una danza che esprime la sua essenza nell’abbraccio tra un corpo femminile ed uno maschile. Sono invece in ogni caso ignorate le musiciste, sinceramente marginali e riunite originariamente in pittoresche “orquestas de señoritas” che non hanno lasciato testimonianze discografiche ma solo qualche fotografia d’antan.
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Orquesta de señoritas, Jorge Paez Vilaro |
A queste dimenticanze
vanno aggiunte le poetesse,
rarissime e generalmente
nascoste dietro il segreto di
uno pseudonimo maschile. Per coloro che sentono il bisogno di
approfondire, andando al il là di questa sintesi estrema e
schematica o della modesta letteratura raccolta sull’argomento,
l’Editore Abrazos ha pubblicato un delizioso libro di Monica Maria
Fumagalli. Il volume, intitolato “Le donne e il Tango”, è
ospitato nella collana “Un paso mas” che Emanuela Bussolati
dirige con la consueta e riconosciuta sensibilità.
Impreziosito da
una curata veste grafica e da ricercate fonti iconografiche, la
piacevolezza del testo accompagna il lettore nella documentatissima
genesi della questione femminile in Argentina. Le analisi, che
raccolgono il materiale di conferenze precedentemente tenute
dall'autrice, si spingono in epoche molto più lontane da quella
della nascita del Tango. Ed è proprio alla luce di questi resoconti
puntuali che accediamo al lunghissimo, travagliato e ostacolato
cammino dell’emancipazione femminile, non solo
nel Tango ma anche nella società argentina. La
loro condizione drammatica parte dalla violenza degli stupri a cui
erano regolarmente soggette, per via dell’invadente presenza delle
truppe ispaniche che scorazzavano per il paese
precedentemente alla sua
indipendenza : circa settanta
anni prima della supposta nascita delle prime forme arcaiche del
Tango. La prima tappa che coinvolge le donne nel
Tango, si situa un po' più tardi, quando questa
forma musicale, originariamente afrocubana,
ha incominciato a trasformarsi nel meraviglioso
ibrido che conosciamo, favorita della
crescente iniezione multiculturale dovuta all'immigrazione che
riversava ondate di uomini soli nel porto di una futura metropoli.
Illusoriamente attrezzata per accoglierne la loro fuga disperata dalla prima povertà, Buenos Aires non poteva che offrirne una seconda, consolata da una nuova musica pronta a coinvolgerli nella sua creazione e da una nuova danza ideale per alleviare le ferite della solitudine e del disinganno: il Tango. Insieme a queste novità, ad attenderli nel falso paradiso della speranza che avevano raggiunto con interminabili traversate oceaniche, c’era l’industria del mestiere più antico del mondo che impiegava buona parte della l’immigrazione femminile, speculando sul bisogno di amore dei diseredati in cerca di fortuna. Ancora un’infamia, quindi, legava la bellezza allo strazio.
A volte il triste commercio trovava spazio in accademie dove si ballava il Tango che in precedenza gli uomini avevano praticato tra loro sfidandosi in abilità. All'epoca la danza era considerata oltremodo lasciva per interessare le signore e le ragazze di famiglia: ci avrebbe pensato l’assoluzione papale e il successo purificatore di Parigi ad aprire uno spiraglio tra i benpensanti. In altre occasioni il Tango trovava accoglienza nelle case d'appuntamento, suonato al pianoforte che sonorizzava i salottini dove i clienti attendevano. Nel frattempo le altre donne si dividevano tra i doveri dell'umile focolare e la durezza dello sfruttamento sul lavoro a cui si affacciavano con orgoglio, combattendo le enormi difficoltà derivate da un clima sociale pensato dai maschi, per maschi ostinatamente machisti.
Ci vorrà quasi mezzo ‘900 per vedere le donne partecipare alla vita politica con il voto, in piena epoca d’oro del Tango, incantate e trascinate dallo spirito femminista sui generis che animava Eva María Ibarguren, in arte Duarte, coniugata Perón.
Intanto nel furore tanguero di quegli anni, frotte di ballerine anonime animavano le serate danzanti, mentre le cantanti più celebri trovavano uno spazio importante nel cinema nazionale.
Insieme alle altre erano anche protagoniste del teatro leggero. ballando o cantando tangos che sarebbero diventati successi indimenticabili, con la manipolazione degli arrangiatori ingaggiati dalle orchestre tipiche. Dal 1970 incontriamo finalmente una donna, non solo a condividere il lato migliore della poesia tanguera, ma soprattutto a resuscitarne l’ispirazione che sembrava essersi prosciugata dopo i versi di Catulo Castillo, Homero Manzi e Homero Exposito.
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Ballo a Buenos Aires, 1907 |
Illusoriamente attrezzata per accoglierne la loro fuga disperata dalla prima povertà, Buenos Aires non poteva che offrirne una seconda, consolata da una nuova musica pronta a coinvolgerli nella sua creazione e da una nuova danza ideale per alleviare le ferite della solitudine e del disinganno: il Tango. Insieme a queste novità, ad attenderli nel falso paradiso della speranza che avevano raggiunto con interminabili traversate oceaniche, c’era l’industria del mestiere più antico del mondo che impiegava buona parte della l’immigrazione femminile, speculando sul bisogno di amore dei diseredati in cerca di fortuna. Ancora un’infamia, quindi, legava la bellezza allo strazio.
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Partitura del Tango dedicato a Delia, il grande amore di Eduardo Arolas, bandoneonista, compositore e...protettore |
A volte il triste commercio trovava spazio in accademie dove si ballava il Tango che in precedenza gli uomini avevano praticato tra loro sfidandosi in abilità. All'epoca la danza era considerata oltremodo lasciva per interessare le signore e le ragazze di famiglia: ci avrebbe pensato l’assoluzione papale e il successo purificatore di Parigi ad aprire uno spiraglio tra i benpensanti. In altre occasioni il Tango trovava accoglienza nelle case d'appuntamento, suonato al pianoforte che sonorizzava i salottini dove i clienti attendevano. Nel frattempo le altre donne si dividevano tra i doveri dell'umile focolare e la durezza dello sfruttamento sul lavoro a cui si affacciavano con orgoglio, combattendo le enormi difficoltà derivate da un clima sociale pensato dai maschi, per maschi ostinatamente machisti.
Donne che lavorano per l'etichetta Odeon che ha raccolto un importantissimo catalogo dedicato al Tango |
Ci vorrà quasi mezzo ‘900 per vedere le donne partecipare alla vita politica con il voto, in piena epoca d’oro del Tango, incantate e trascinate dallo spirito femminista sui generis che animava Eva María Ibarguren, in arte Duarte, coniugata Perón.
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Il voto femminile, l'11 novembre 1951 |
Intanto nel furore tanguero di quegli anni, frotte di ballerine anonime animavano le serate danzanti, mentre le cantanti più celebri trovavano uno spazio importante nel cinema nazionale.
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La cantante di Tango Libertad Lamarque, divenuta diva del cinema in Argentina e quindi in Messico, dove emigrò a causa di problemi politici con il peronismo |
Insieme alle altre erano anche protagoniste del teatro leggero. ballando o cantando tangos che sarebbero diventati successi indimenticabili, con la manipolazione degli arrangiatori ingaggiati dalle orchestre tipiche. Dal 1970 incontriamo finalmente una donna, non solo a condividere il lato migliore della poesia tanguera, ma soprattutto a resuscitarne l’ispirazione che sembrava essersi prosciugata dopo i versi di Catulo Castillo, Homero Manzi e Homero Exposito.
Questa erede del “tango cancion”, Eladia Blazquez, era anche compositrice di nuove e bellissime melodie interpretate da lei stessa con una voce palpitante ed un fraseggio che sapeva sottolineare le vertigini emozionali del testo in maniera commovente. Con lei è stato abbattuto l’ultimo muro che tratteneva nell’ombra del mondo maschile il contributo femminile, imprescindibile per sensibilità, partecipazione, creatività. Oggi da quella breccia passano in scioltezza tutte le donne che hanno qualcosa da dire nel tango, sia con il corpo che con la voce, la poesia, la composizione, il violino, il pianoforte, il bandoneon e persino il contrabbasso.
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Lila Horowitz, eccellente contrabassista di tango |
La loro partecipazione da protagoniste le vede anche guidare le serate di una milonga in qualità di “Dj”, organizzare serate e festival, fotografare, dipingere,… pubblicare saggistica storica con la competenza di cui questo libro è brillante testimonianza. Se fossi l’Agathe baudelariana evocata nell’exegro scelto come magico tutore del libro, risponderei sì alla domanda che le viene posta. Sì, qualche volta mi vola via il cuore. Come in questa occasione e all'unisono insieme alle parole di Monica Maria Fumagalli che ricamano di armonia il senso del suo libro...con la grazia della ballerina che continua ad essere, anche nell'esercizio intellettuale del pensiero e della scrittura.
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