UN RITRATTO A LISBONA
Al Café Martinho di Lisbona, con Fernando Pessoa e i suoi amici c’era l’autore di questo ritratto, Adolfo Rodriguez Castañé. Lì si discuteva perlopiù di argomenti intellettuali. Letteratura, filosofia, politica, sì. Intimità, a quanto pare, no. Nessuno avrebbe osato chiedere al poeta: "E quali sono i tuoi programmi per stasera?". D’altronde la sua biografia che può restituire ai quarantasette anni di vita del grande scrittore il suo contesto storico e geografico, avvicinandoci al cuore pulsante della sua opera, non riesce a svelare tutti i misteri dell'uomo. Possiamo immaginarlo vagare scombussolato nella sua casa di Lisbona, tra la madre sconvolta e la nonna squilibrata, quando ancora bambino perde il padre. Oppure nel cuore della guerra boera, quando Fernando trascorse il resto dell'infanzia in Sudafrica, dove il nuovo marito della madre era console. Quindi crescere nelle angosce della prima guerra mondiale, o alla fine della monarchia portoghese durante la breve Prima Repubblica portoghese conclusasi con la dittatura. Forse per tutte queste vicende che non sono solo uno sfondo, Pessoa, ormai adulto, emerge come un uomo profondamente interessato ad analizzare il mondo in cui vive. Prende posizione con il coraggio di esporsi quando la prudenza lo avrebbe fermamente sconsigliato, conducendo comunque una vita al contempo modesta da mediocre contabile che affermava di “non essere nulla”, scrivendo senza sosta e non pubblicando quasi nulla. Eppure sin dall’infanzia, inventò personaggi che gli scrivevano delle lettere: ancor prima dei suoi cento e passa eteronimi tra i quali il colto e classicista dottor monarchico Ricardo Reis, esiliato in Brasile; l’abbagliante e modernista Alvaro de Campos; il sensazionalista pagano Alberto Caeiro, alla ricerca delle cose come sono veramente (morì nel 1915 ma continuò a scrivere fino al 1930...); l'introspettivo Bernardo Soares; l'anglofilo Alexander Search; e molti altri poeti, che scrivevano in diverse lingue (portoghese, inglese, francese). Alla sua morte, il poliedrico poeta lasciò dietro di sé un baule pieno di manoscritti, la cui pubblicazione completa avrebbe richiesto decenni, per essere finalmente ultimata (quasi) alla fine del secolo scorso. Un autentico spettacolo pirotecnico senza fine: Il libro dell'inquietudine, L'ode marittima, Il banchiere anarchico, La tabaccheria, Messaggio e tanti altri testi che costituiscono un universo complesso di echi e contrasti.


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