MORIRE D'AMORE
MORIRE D’AMORE
Marjane Satrapi è morta ieri all'età di 56 anni: più precisamente si è lasciata morire, afflitta da oltre un anno di dolore insostenibile per la perdita del suo marito svedese Mattias Ripa, produttore, attore e sceneggiatore e amore della sua vita. Marjane era una ragazza ribelle dai grandi occhi scuri cresciuta secondo principi illuministi e marxisti e quindi costretta a migrare dal suo Iran nel 1984, cinque anni dopo la rivoluzione islamica, per raggiungere da sola l’Austria, lasciando una famiglia benestante di cultura progressista che ha fatto la scelta dolorosa di mandarla a studiare all’estero. Dopo un breve ritorno a Teheran a 24 anni, si trasferisce in una Parigi grigia e che gli dava l’idea si una metropoli senza joie de vivre. Iscrivendosi all’Accademia delle belle Arti conobbe Pierre-François Beauchard, membro del collettivo di illustratori che lavoravano in uno studio di Place des Vosges e fondando la casa editrice L’Associacion nel 1990. Nel 2001 fu premiata al festival del fumetto di Angoulême con il primo volume di Persepolis.
Seguono altri volumi su cui ha raccontato instancabilmente storie tristi che ti fanno ridere fino alle lacrime, quindi un paio di film. Il primo ideato e diretto insieme a Vincent Paronnaud nel 2007, che vinse il Premio della Giuria al Festival di Cannes di quell’anno; il secondo realizzato con Mathieu Amalric, Edouard Baer e Maria de Medeiros nel 2011, basato sul suo album Chicken with plums (Poulet aux prunes) ambientato in una Teheran degli anni ’50 ricreata a Berlino, sulla scia di un’estetica espressionista alla Murnau. In Persepolis la sua linea in bianco e nero, come fuoco e cenere, inchiostro e carta, ombra e luce, terrore e felicità, ha raccontato con semplicità e intelligenza una storia complessa. Ne è protagonista l'infanzia di Marji, il suo doppio, sin da quando a 10 anni riceve un chador in ubbidienza al regime dei mullah che terrorizzava Teheran dal 1983.
Esercitando il potere della testimonianza nella graphic novel Persepolis con cui ha inventato senza saperlo il genere dell’autobiografia illustrata, Marjane racconta della sua adolescenza iraniana e del successivo esilio austriaco, in una maniera che è al tempo stesso rozza e crudele, divertente e patetica: insomma, Persepolis tiene in bilico l'orrore con la risata, divenendo una delle pubblicazioni più significative di questo secolo. E concludo con una domanda: come si può conciliare l'indossare il velo con il distintivo di Michael Jackson a 11 anni a Teheran?




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