AGOSTINO CARABELLI, DALLO SGUARDO E DALLA MUSICA AL SEGNO



Ci sono incontri che per quanto brevi, volatili e occasionali, lasciano una sorta di piacevole sensazione di energia empatica che scopriremo ricaricabile anche in absentia, perché ogni qual volta che per altrettanti occasionali, volatili e istantanei motivi, i contenuti di questi incontri si fanno strada nelle escursioni della memoria dove si sono registrati senza una precisa volontà risuonando come un ricordo vivo, fanno immediatamente rifiorire quel raro e delicato sapore di reciproca sintonia emozionale. Con Agostino Carabelli è successo proprio così. Ci siamo conosciuti e incontrati in diverse occasioni per allestire alla Biblioteca Sormani una mostra di disegni ispirati alla sua grande passione per la musica e articolati secondo una inarrestabile altalena di seduzioni che lo attraevano verso diversi generi musicali con una predominanza del il jazz, ma anche verso la musica classica o il rock. Non c’è stato il tempo per stringere una vera amicizia ma le affinità spontanee e immediate che avrebbero potuto favorirla non mancavano davvero, affacciandosi nei momenti effimeri delle nostre conversazioni e dei nostri silenzi. Con quei suoi occhi intelligenti come con la sua espressione nella postura, tutto sembrava comunicare immediatamente la sua visione del mondo e la disposizione ad un ascolto generoso di pazienza. La mostra che gli era stata promessa molto tempo prima ma che per veri motivi era stata rimandata più volte, senza scoraggiarlo, si sarebbe finalmente  fatta e l’esposizione sarebbe durata ben più del mese che di solito veniva programmato in queste occasioni. Si sarebbe intitolata “Nel segno della musica, matite, carte disegni di Agostino Carabelli”. Quando Agostino è si è presentato con la sua grazia innocente, quasi infantile, portando con se le sue cartelle ordinate straboccanti di lavori, la prima impressione che ho avuto osservandoli è stata che fosse una specie di istinto musicale a guidare la sua mano, rendendola sicura e flessibile nell’elasticità del gesto di disegnare ghirigori divaganti, facendone un tessuto trasparente di linee essenziali, luminose, di forme slanciate prive di peso specifico. Ci siamo soffermati a sceglierne una selezione tra diverse ipotesi, sfogliando quella sua danzante e rapinosa teoria di figure, quel teatrino magico di scintille caleidoscopiche che mi sembrava ubbidire alla radicale permeabilità di una poetica metamorfica riecheggiante nel ritmo di un segno che pulsa, suona o canta nella fantasia di Agostino, per diventare silenzioso mandala quando l’autore lo deposita sulla carta. 





Per analogie e simpatie ogni segno coglieva i riflessi di altri segni, indovinando le corrispondenze simboliche tra le forme, i colori e i vari Armstrong, Davis, Evans, Piazzolla, Morricone, Stravinskji, Ravel…., come in una sorta di transfert all’unisono tra musica e figura. Nell’esercizio musicale di quella visionaria chiarezza grafica, agivano le tracce impalpabili di un humor elegante e discreto, senza per questo  ridurre le figure degli amati musicisti a maschere colorate inscrivibili al genere della  parodia o a quello della caricatura. Prima che la mostra si concludesse, la sala ha ospitato la presentazione di un libro scritto dal pianista che figura nella raccolta di ritratti esposti e che nell’occasione ha tenuto un breve concerto facendosi accompagnare da me al contrabbasso. Naturalmente Agostino si era presentato puntualmente cogliendo l’occasione di aggiungere un ritratto alla sua ricchissima serie: il mio. Me lo regalò e alla fine dell’esposizione fece dono di tutto il materiale esposto alla Biblioteca. Poi arrivò il drammatico flagello della pandemia che allontanò tutti, ci perdemmo di vista e infine ho appreso della sua dolorosa scomparsa. Infine ho lasciato la Biblioteca e Milano portando nel luogo del mio buen retiro, tutti libri, i dischi, gli oggetti e i quadri tra i quali quello che incornicia il disegno di Agostino che mi ritrae e che, quando mi capita di gettargli uno sguardo, mi da l’illusione di incrociare ancora una volta quei suoi occhi intelligenti, quella sua espressione nella postura, tutto quello che sembrava comunicare immediatamente la sua visione del mondo, coincidente con la mia. Ne cito una che Agostino aveva pubblicato sul suo profilo Facebook: tutti gli uomini, di ogni razza, colore, religione dovrebbero con una sola voce, urlare : " I HAVE A DREAM" (M.L.K.).


Ho scritto questa breve memoria perchè prossimamente Agostino ritorna alla biblioteca Sormani attraverso un suo libro dedicato alle donne del novecento. Non ho ancora avuto la fortuna di sfogliarlo e di leggerlo pertanto non mi resta che aggiungere in coda la nota editoriale con cui il libro è presentato.




 
"I volti e le voci di 88 donne del Novecento, artiste, scienziate, musiciste, letterate, fotografe, cantanti, danzatrici, poetesse, rappresentanti politiche, giornaliste, che hanno camminato nel mondo con coraggio e la consapevolezza del loro ruolo, portando un contributo determinante a cambiare ?le storie? e la Storia. Agostino Carabelli ha incontrato il loro sguardo, si è fatto coinvolgere dalle loro vite, e ogni ritratto rivela la partecipazione e l?appassionata attenzione ai dettagli, che diventano segno e colore. Come scrive Francesco Santosuosso nell?Introduzione, ?Agostino realizza queste immagini femminili con una tecnica fresca, sapiente, e di grande impatto comunicativo. Dopo anni di sperimentazioni, passando attraverso i volti del jazz e del blues, è approdato ai ritratti di donne con una notevole sintesi fra tratto e colore che si sposano perfettamente in un moderno racconto visivo?. E poi ci sono le voci, il ritmo delle parole e delle esperienze di vita, nella sequenza di testi curata da Michela Bianchi che si susseguono pagina dopo pagina accanto ai ritratti, si legano e collegano quasi a sostenersi a vicenda. Un doppio livello di lettura capace di off rire la suggestione di una narrazione corale."
 

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