Il 1959 è un'anno chiave in cui Spoerri si trasferisce a Parigi entrando presto rapporto con numerosi artisti e fondando la casa editrice MAT (Multiplication d’art transformable) che ha lo scopo di sottrarre l'opera d'arte alla sua unicità con la creazione di multipli, molti dei quali saranno messi in mostra nella Galerie Edouard Loeb di Rue de Rennes, nel novembre dello stesso anno con l'adesione di molti artisti.
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Catalogo della prima mostra di Edition MAT; Galerie Edouard Loeb, 27 novembre -19 dicembre 1959 |
Infatti le opere furono offerte da Yaacov Agam, Pol Bury, Marcel Duchamp, Man Ray, Christo, Dieter Roth, Jesus Rafael Soto, Jean Tinguely e Victor Vasarely , con una tiratura di 100 pezzi e un prezzo unitario di 20.000 franchi francesi. Gli sforzi spesi da Spoerri in questo progetto seminale nella storia dell'arte del secondo dopoguerra, hanno stimolato il mercato delle opere d'arte moltiplicate, in seguito conosciute come "multipli", con un fenomeno internazionale che emergerà pienamente a metà degli anni '60. L'idea era quella di realizzare oggetti d'arte, con riproduzioni in piccole tirature, allo scopo di veicolare la democratizzare l'arte attraverso una pronta distribuzione adatta al contesto economico e culturale di produzione e consumo di massa.

Questa iniziativa è la scintilla che accenderà in Spoerri l'idea di diventare un artista figurativo di orientamento concettuale aderendo alla dichiarazione costitutiva del movimento artistico Nouveau Réalisme, teorizzato da Pierre Restany. Il critico d'art ha introdotto per la prima volta questo termine sul catalogo di una mostra collettiva degli artisti francesi che in seguito faranno parte del gruppo. E' significativo che questa esposizione sia avvenuta a Milano che in quegli anni viveva un vivacissimo fermento artistico con diverse gallerie d'arte orientate a presentare le più interessanti novità internazionali: in questa circostanza lo spazio che nel maggio del 1960 ha ospitato gli artisti che in seguito formeranno il gruppo del Nouveau Réalisme è stata la Galleria Apollinaire di Via Brera 4. La riunione fondativa del gruppo è avvenuta più tardi, verso la fine dell'ottobre seguente, presso l'appartamento di Yves Klein. A quell'incontro, oltre ai padroni di casa, a Pierre Restany e a Spoerri, parteciparono Jean Tinguely, Arman, Martial Raisse, Raymond Hains, Jacques Villeglé, François Dufrêne.
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La riunione del 27 ottobre 1960 da Klein. Da sinistra a destra: Arman, Tinguely, Rotraut Uecker (compagna di Klein), Spoerri, Villeglé, Restany. Photo: Harry Shunk. |
Il debutto di Spoerri come artista avviene con creazioni che il poeta, critico d'arte anarco-trozkysta Alain Juffroy chiamerà tableaux-pièges (letteralmente, quadri-trappola), inaugurati da un'opera che oggi è conservata al MoMA di New York: La colazione di Kichka, composta da una sedia sulla quale è appoggiato un pannello di legno con gli utensili e i resti del petit-dejouner consumato dalla sua compagna dell'epoca Kichka Baticheff, tutto incollato in modo da fissare la sedia al muro perpendicolarmente al pavimento, con un effetto spaesante per l'osservatore.
La prima serie di questi lavori, insieme a quelli degli altri appartenenti al neonato Nouveau Réalisme, è stata presentata per la prima volta al Festival d’Art d’Avant-garde, alla Porte de Versailles di Parigi, mentre la prima mostra personale di Spoerri, dove esporrà 21 opere, si è svolta nel marzo del 1961 a Milano. A curarla è stato il critico, storico dell'arte, intellettuale, ebreo trozkysta, Arturo Schwarz nell'anno in cui la sua celebre Libreria Editrice Schwartz di via del Gesù si è trasformata in una galleria d'arte che resterà attiva fino al 1975, ospitando altre mostre di Spoerri, individuali e collettive. Schwartz ha fatto la conoscenza dell'esistenza di Spoerri quando casualmente, su un ponte di Parigi, gli è capitato di incrociare una delle vestali del surrealismo: il poeta e critico d'arte Alain Jouffroy che da poco aveva scritto un articolo intitolato Une revolution du regard (che nel 1964 sarà sviluppato in forma di saggio e pubblicato da Gallimard), in cui parla di quello strano artista svizzero dagli occhi spiritati e dai capelli in perenne disordine. In questo testo Juffroy usa una immagine fortemente evocativa, quando definisce l'ideazione dei tableaux-pièges, come il risultato di una "Pompei mentale". Il poeta ha invitato Schwartz a visitare la fatiscente stanzetta n°13 dell'Hôtel Carcassonne in Rue Mouffettard, dove Spoerri ha abitato dal 1959 al 1964.
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Daniel Spoerri; Ricostruzione della camera n°13, 1998 |
Seguendo il consiglio, Schwarz si è recato all'hotel e quando Spoerri gli ha aperto la porta, il critico-gallerista ha trovato di fronte un panorama sconcertante: alle pareti erano appese le creazioni di Spoerri: pannelli su cui l'artista aveva incollato tutte le cose che normalmente si trovano su un tavolo perpendicolare rispetto ai muri. Per spiegare quelle tavole così concepite Spoerri usa la formula "situazioni determinate dal caso", dove ad esempio, i resti di una colazione "sono fissati (intrappolati) così come si trovano sul loro supporto del momento", aggiungendo che nel loro allestimento "il piano è cambiato, quel che era orrizzontale diventa verticale". Per comprendere i fondamenti intellettuali che nutrono la sua sua poetica, è altresì fondamentale tenere presente la dichiarazione in cui scrive: "Io non faccio che mettere un po’ di colla su degli oggetti; non mi permetto alcuna creatività». La colla diventa quindi il materiale che cristallizzando nel tempo gli oggetti quotidiani ammassati casualmente su un piano verticale, esercita il compito di intrappolarli: un pò come succede nella fotografia ma realizzando in questo caso nature morte in un rilievo tridimensionale, sfuggendo comunque all'idea di scultura.

Da attento conoscitore dei processi seguiti dalle avanguardie novecenteche, Schwarz intuisce la genialità concettuale con cui Spoerri supera i ready made duchampiani, invitandolo ad allestire una mostra nella sua galleria milanese, mentre a Jouffroy viene commissionato un testo da inserire nel catalogo. Va sottolineato che in Spoerri l'evidente appartenenza a quella "costellazione di individui e sfaccettature libere" che Tristan Tzara ha battezzato Dada, è coniugata ad una seconda e più antica filiazione riguardante il primo romanticismo tedesco: quello dell'estetica rivoluzionaria che si raccoglieva ia Jena alla fine del settecento, intorno a Novalis, Shellig, ai fratelli Schlegel e alla loro celebre rivista l'Athenaerum


A proposito della relazione tra il dadaismo e gli artisti del Nopuveau Réalisme, dal 17 maggio 1961, Pierre Restany, organizza la mostra intitolata A 40º au dessus de DADA, in occasione dell'inaugurazione della Galerie J, fondata da lui e dalla compagna Jeannine de Goldschmidt che con il suo sostegno economico ha favorito la realizzazione di questo spazio espositivo dalla spiccata vocazione sperimentale, attivo fino al 1966 in un piccolo garage per motocilette al n. 8 di rue de Montfauçon, nel quartiere parigino di Saint-Germain-dès-Près. In quell'occasione Restany riunisce Arman, César, Dufrêne, Hains, Klein, Rotella, Spoerri e Villeglé.
Un opera di palese matrice duchampiana è Der Koffer (la valigia), presentata da Spoerri nel giugno 1961, prima in occasione di un'esposizione privata intitolata Der Geist der Zeit nell'atelier dell'architetto Peter Neuffert a Kohln, quindi alla Galerie Lauhus dove fu improvvisata una serata folle in cui a commentare la valigia non erano stati chiamati i critici ma due prostitute. L’opera consiste in una valigia-contenitore d’opere d'arte, praticamente un vero concentrato d’arte mobile in cui prendevano posto opere d’Arman, Deschamps, Dufrêne, Hains, Saint-Phalle, Raysse, Spoerri, Tinguely, Villeglé e Rauschenberg. Valigia simile alle Boîte-en-valise (1935-1941) di Duchamp contenenti molte sue opere in miniatura.
Nel settembre del 1961 Spoerri approda nella celebre galleria di Arthur Koecpke a Copenhagen per esporre un assemblage-collezione di 28 tra occhiali e apparecchi per la vista in gran parte inutilizzabili per un uso pratico e fissati su un pannello di legno. Vera Spoerri fotograferà l'artista che ne indossa cinquantasette e il servizio sarà l'oggetto del libro pubblicato da George Maciunas l'anno seguente con il titolo L'Optique Moderne. Nella collezione figurano gli occhiali a persiana, gli occhiali di pelliccia (dedicati a Meret Oppenheim), gli occhiali a vetri scanalati di Raymond Hains, gli occhiali da fachiro (occhiali dotati di un chiodo ritorto verso il centro di ogni occhio). Praticamente è un invito a conoscere l'arte del vedere o meglio ancora sarebbe come vedere l'arte.
Purtroppo, come sua abitudine, Maciunas si è rifiutato di pagare il tipografo che ha sospeso la produzione dopo aver stampato la metà circa delle 700 copie pattuite: la sua riluttanza ad estinguere i debiti, nel 1975 gli costò la perdita di un occhio, la compromissione di un polmone, quattro costole rotte e trentasei punti in testa, per via di un pestaggio commissionato ad alcuni teppisti dall'elettricista esasperato che non riusciva ad incassare la somma cospicua per un lavoro commissionato e che in questa circostanza era già stato portato a termine. Alla realizzazione del libro ha collaborato l'artista e poeta lettrista François Dufrêne che da scritto notules inutiles (postille inutili) con consigli e ricette ironiche "sulla vista e il suo modo d'uso", pubblicati sulle pagine arancioni che affiancavano quelle con le fotografie in bianco e nero in cui Spoerri indossa i suoi bizzarri occhiali.
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Daniel Spoerri, Self-portraits with Glasses, 1963, esposti al Museo Pecci di Prato,2007 |
Nel settembre del 1962 Spoerri è invitato ad allestire due sale nella mostra Dylaby, al Stedelijk Museum di Amsterdam, creando un percorso tattile ed una sala-trappola.
1962 Dylaby istallazione di Daniel Spoerri al Stedelijk Museum, curata da Pontus Hultén
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Per Olof Ultvedt, Niki de Saint Phalle, Martial Raysse, Daniel Spoerri, Robert Rauschenberg, Willem Sandberg, Jean Tinguely e altri; "Dylaby (Dynamisch Labyrint)" allo Stedelijk Museum , Amsterdam, , settembre 1962 |
La medesima operazione è ripresa alla Gallery One di Londra del poeta e commerciante d'arte Victor Musgrave, che è stata una delle primissime a portare in Gran Bretagna forme d'arte che ponevano l'accento sul movimento, la partecipazione e l'installazione. Dal 10 ottobre del 1962 le sue sale situate nel distretto Myfire, hanno ospitato il The Festival of Misfits, letteralmente "festival dei disadattati", che ha un preciso background politico in quanto tutti gli artisti sono pacifisti che combattono la violenza e la proliferazione nucleare, in linea con il Committee of 100 che invocava la resistenza di massa manifestando contro la NATO e le sue basi militari sul suolo britannico.

Al Festival sono invitati nove artisti d'avanguardia legati a Fluxus. Insieme a Spoerri ci sono Robert Filliou, Addi Kocpke, Gustav Metzger, Robin Page, Benjamin Patterson, Per Olof Ultvedt, Emmett Williams e Ben Vautier, che ha vissuto in una gabbia dietro la finestra della galleria per due settimane, sostenendo di essere una scultura vivente che condivide con gli spettatori e i passanti quel periodo della sua vita. Insieme a questa iniziativa dell'artista di Nizza, l'allestimento non prevedeva alcuna vendita e comprendeva una labirintica stanza oscurata e una spassosa officina meccanica.
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Ben Vautier, in gabbia nella vetrina della Gallery One |
Lungo questa traiettoria preliminare ed interessantissima, siamo arrivati al libro che è oggetto di questa nota. Mentre è ancora in corso la mostra londinese, e in occasione di una concomitante esposizione alla Galerie Lawrence di Parigi, Spoerri convinse il gallerista a destinare i soldi che avrebbe utilizzato per la stampa di un catalogo, alla pubblicazione di un libretto che aveva progettato alla fine dell'anno precedente, Topographie Anéctdotée du hasard su cui compare un testo di Pierre Restany sistemato su una fascetta gialla che avvolge la copertina.
La genesi di questa iniziativa prende spunto da una conversazione sconclusionata con il suo caro amico Robert Filliou, in cui Spoerri decide un giorno e un'ora precisa, il 16 ottobre 1961 alle ore 15.45, per mappare gli 80 oggetti che giacciono a caso sulla table-bleu della sua stanza, aggiungendo una descrizione rigorosamente scientifica di ognuno di essi, come se si trattasse di reperti museali da catalogare. In questo libro di 53 pagine che può essere considerato una sorta di programma teorico dei suoi tableaux-pièges, la scrupolosa descrizione degli oggetti è accompagnata da aneddoti che li collegano a situazioni e personaggi della vita dell'autore, e questi due diversi approcci sono contraddistinti con la diversificazione dei caratteri tipografici che li riguardano. Fatto di solo testo con la funzione di mettere in contatto il mondo fisico delle cose con la memoria, contiene una sola tavola schematica con la rappresentazione della posizione degli oggetti...un portauovo verde chiaro, spille da balia, un astuccio d'oro, una ciotola di terracotta smaltata, un rotolo di scotch vuoto, quadrifogli in metallo dorato, un barattolo di colla “vanilica”, un pezzo di pane, una veglia, un granello di sale, la bruciatura di sigaretta, un pacchetto strappato di preservativi...Come dice lo stesso Spoerri nella sua introduzione alle edizioni del 1962, 1966 e 1968, il “foglio illustrativo contiene un'esatta esposizione di una topografia dovuta al caso e al disordine che ho fermato il 17 ottobre 1961 alle 15:47. Ogni traccia di oggetto è numerata e il gioco che vi propongo è quello di scegliere una traccia su questa mappa, e cercare il testo ad essa riferito nella brochure".
Con questo prototipo Spoerri compie un'azione che modificherà i comportamenti tradizionali degli artisti nei confronti del libro, usando per la prima volta l’occasione di una mostra in una galleria privata, per pubblicare un libro d’artista al posto di un invito o di un catalogo e come tale lo usa offrendolo in omaggio ai visitatori. Forse lo stesso autore non poteva immaginare che il suo libretto sarebbe stato il nucleo centrale di successive evoluzioni con aggiornamenti senza confini che avranno come protagonisti interventi di diversi artisti suoi sodali appartenenti al gruppo Fluxus. Nel corso degli anni vengono realizzate diverse edizioni che trasformano questo manifesto antiartistico, in un gabinetto di meraviglie dove è celebrata l'amicizia e la creatività con divagazioni alla maniera di Robbe-Grillet e uno spirito à la Perec. Questo work in progress che è durato quasi mezzo secolo, moltiplicando il suo volume di sei volte, con traduzioni in tre lingue, aumentato da 7 prefazioni e 15 allegati, si è via via trasformato nella brillante autobiografia intellettuale della generazione che ha nutrito le avanguardie degli anni '60 in Europa. La cronologia delle pubblicazioni che si sono succedute alla prima inizia nel 1966 quando il poeta Emmett Williams propone un'edizione inglese, An Anecdoted Topography Of Chance (Re-Anecdoted Version), accresciuta dalle proprie annotazioni con episodi che lo vedono protagonista insieme a Daniel; da quelle sempre più azzardate di Spoerri che si rilegge a distanza di cinque anni puntualizzando date, eventi e citazioni scelte in precedenza; dagli schizzi a rapido tratto con cui l'artista Roland Topor propone il suo commento illustrato.
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Versione tradotta e rivista da Emmet Williams e Daniel Spoerri , illustrata da Roland Topor; Something Else Press, 1966 |
Nel 1968 a proporre una traduzione in tedesco è Dieter Roth, artista legato a Spoerri da una profonda amicizia cementata da affinità elettive. Come lo Spoerri dei tableaux-pièges, Roth lavora per accumulazione nei material pictures, stratificazioni di materiali eterogenei utilizzati per lʼelaborazione dellʼopera stessa; come lo Spoerri della Eat-art è affascinato dal cibo, dalla sua trasformazione e degradazione; come lo Spoerri della Topographie si concentra sulla tematica del diario (Ein Tagebuch, 1982), della registrazione della vita quotidiana (Solo Szenen, 1997-98), dellʼarchiviazione priva di gerarchie delle tracce del vivere di ogni giorno (Flacher Abfall, 1975-1992). Roth non si incarica solo di tradurre in tedesco il libro di Spoerri, ma aggiunge le sue annotazioni poetiche. Ne scaturisce Anekdoten Zu Einer Topographie Des Zufall che si basa sull'edizione inglese della Something Else Press ma manca dei disegni realizzati da Topor per l'edizione precedente.
Nel 1995 l'edizione di Atlas Press include annotazioni ancora più aggiornate e riprende le illustrazioni di Topor. Sul retro della mappa degli oggetti di questa pubblicazione c'è un assemblaggio di fotografie che raffigura il tavolo nella stanza di Spoerri dove è stato realizzato il disegno. Questo assemblaggio fotografico è intitolato "Vista cubista della mia stanza, n. 13, Hotel Carcassone", con le fotografie attribuite a Vera Mertz Spoerri che già figuravano nella copertina dell'edizione inglese.

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"Vista cubista della mia stanza, n. 13, Hotel Carcassone", assembalge fotografico di Vera Mertz Spoerri |
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Edition Nautilus, Hamburg, 1998 |
Ogni ristampa è unica, originale e lontana dai formati standard che oggi conosciamo come il pocket book. L'ultima versione, pubblicata nel 2016 dall'etichetta Othello, è di oltre 380 pagine e contiene una grande mappa pieghevole della topografia, completamente rimovibile. La copertina, di cartoncino spesso grigio, riporta la scritta “ATTENTION OEUVRE D'ART, DANIEL SPOERRI”. All'interno, i fogli bianchi sono riservati all'introduzione scritta dallo stesso Daniel Spoerri e ai suoi aneddoti, annotati e illustrati dagli amici. Come esempio della anecdotomanie che secondo Paul Restany affligge Spoerri, a pagina 233 si può leggere l'aneddoto relativo all'oggetto n°44: “Bellissima bottiglia blu scuro dal collo largo, comprata in un negozio di fronte alla galleria Raymond Cordier, rue Guénégaud, un giorno in cui, senza motivo apparente, ho visitato questa galleria; detta bottiglia sostiene un portalampada e una lampadina, il tutto formando una lampada da comodino. Questa descrizione è poi accompagnata da un piccolo disegno di Roland Topor, seguito da un'annotazione di Dieter Roth del 1968 “Et pas pas hape de cheval.”, poi da un'altra di Emmett Williams del 1995 “We all know that form following function”.
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London, Atlas Press, 2016
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Moltissimi documenti e materiali inerenti a questo libro sono esposti nel vivacissimo Neues Museum Weserburg aperto dal 1991 a Brema. Dal 1989 l'artista vive frequentemente in Italia, prima ad Arcidosso e poi a Seggiano (in provincia di Grosseto), dove ha realizzato un parco-museo che raccoglie opere proprie e di suoi amici artisti. Nasce così il Giardino di Daniel Spoerri, dal 1997 sotto l’egida della Fondazione «Hic terminus haeret – Il Giardino di Daniel Spoerri». L’artista lascia Parigi per vivere stabilmente nel paese toscano.
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