LEO BASSI: il neoliberismo spiegato da un clown


Ieri si è chiusa la rassegna sui saltimbanchi programmata alla Cascina Torchiera di Milano, con il migliore dei finali possibili: lo show di Leo Bassi.

                                             

Il grande maestro della clawnerie di sinistra ha presentato lo spettacolo “Il peggio di Leo Bassi”  , che ha trattato  i suoi temi più cari, affrontando i congegni malati della società moderna, per dimostrarne l’assurdità e prospettare nuove speranze.
Con la sua potente fisicità in cui sono sintetizzati i mestieri del buffone da teatro di strada e del funambolo di estrazione circense, Bassi si sente moralmente obbligato a vestire i panni dell’unico essere magico in grado di sostenere questa missione: il clown bianco. E per questo non ha bisogno di pitturarsi la faccia o di mettersi una pallina rossa sul naso. 



Lui riesce a vincere questa sfida contro i ruoli preconfezionati, attraverso i movimenti, le espressioni del viso ed una parola caustica che conosce tutte le malizie dei tempi teatrali. Alla Torchiera si è presentato in un perfetto abito scuro, con camicia bianca e cravatta rossa, salvo uscire da questi panni nel pirotecnico finale per spogliarsi e cospargersi il corpo seminudo con miele e piume.



D’altronde da sempre nei suoi spettacoli la sua clownerie anticonformista, si mescola al non sense e a discorsi politici molto seri che attaccano la classe dirigente, le multinazionali, la chiesa. 
Per accennare a qualche perla del suo repertorio ricordiamo la performance in cui rompeva le angurie che il pubblico gli tirava, tagliandole con la sega a motore e sporcando tutto e tutti; in un’altra occasione con una rudimentale macchina caricata a elastico sfondava una parete di cartone facendosi aiutare dagli spettatori; mitica è stata quella del “razzo astronave” che prevedeva una cerimonia con tanto di discorso ufficiale, prima del lancio naturalmente destinato a fallire con  il razzo che non partiva e l’astronave che cascava...; inoltre, e tra i tanti non menzionati, lo spettacolo che si svolgeva sul Bassibus, un folle pullman su cui era possibile imbarcarsi per un tour intorno a Madrid, visitando gli effetti della degenerazione ambientale, economica, architettonica, politica.



Così Bassi, erede di una famiglia che ha vissuto per sette generazioni nel circo,  gioca da sempre sulla provocazione-agitazione, sulla cena surrealista, sugli eccessi che sfiorano la crudeltà, rompendo generi e collocandosi in una zona franca tra il comico, il teatro di strada e quell’arte circense di cui è illustre esponente, visto il prestigioso pedigree ereditato. Aggiungo di seguito alcune sue dichiarazioni che introducono a meraviglia il personaggio presso chi non è ancora riuscito ad ammirarlo dal vivo.



«Come spesso mi accade, mi trovo a riflettere sulle ferite più brucianti del nostro tempo. E ha stupito anche me quando, impegnato su questa tematica a trovare i motivi del crollo, mi sono ritrovato alla prima Guerra Mondiale. La settimana prima di quel lontano 1914 aleggiava un diffuso buon umore internazionale. I movimenti operai entravano in relazione in ogni parte d'Europa con entusiasmo, gioia, forza e grande spirito che li portava a cantare uniti l'Internazionale. E allora come mai tutto a un tratto gli stessi personaggi si sparano? Persino gli storici rispondono in modo approssimativo».

«Francesi e tedeschi uscirono dalle trincee per brindare e festeggiare il Natale  e la festa della pace. Furono portati davanti alla Corte marziale e fucilati come traditori con il benestare dei prelati. Oggi si punta ai mussulmani come al male assoluto, a una religione che è covo di sanguinari, ma all'epoca i cattolici italiani non ebbero alcun problema ad uccidere i loro fratelli cattolici austriaci, perché sostenuti dalla figura di Benedetto XV, così come i protestanti tedeschi non ebbero alcun freno dalle loro guide spirituali sul dichiarare guerra ai loro fratelli protestanti inglesi. Intanto giovani come Hitler, Mussolini e Stalin guardavano alle inefficienze dei loro paesi, alle giustizie facendo o vivendo la guerra e la vedevano come strumento risolutore».

«Sono un comico e so cosa si dice di noi: che è facile criticare da parte nostra. Ma io mi sono chiesto: cosa posso offrire? Dico che la sinistra dovrebbe festeggiare con lo champagne la fine del liberismo, ritrovare il buon umore e lavorare non per le prossime elezioni ma per le prossime dieci generazioni sui temi che la contraddistinguono: la solidarietà, che è anche ecologia, l'altruismo, l'atteggiamento comunitario e cooperativo, per ribilanciare la deriva individualista dominante».


«Io sono conosciuto per le mie provocazioni, dicono che sono pazzo, che sono estremista e che faccio troppa politica. Se la gente pensa questo di me è perché non conosceva mio nonno.l’unica foto che in famiglia abbiamo di mio nonno durante la guerra è quella di un uomo con un cane sulla testa”.

Leo in Italia nel 1984


«Perché continuiamo a imporre agli altri il nostro tempo? Perché continuare ad affermare che siamo nel 2008, quando per i cinesi siamo nel 5400 circa. Decidiamo una volta per tutte di cambiare marcia, rilassiamoci: in realtà siamo nel 74.000»

“In Spagna, prima delle elezioni, ho organizzato questi che chiamo i «viaggi al peggio di Madrid». L’idea era di portare la gente a vedere scandali invece che monumenti. Quanto vengono pagati i politici? In quali case vivono? Siamo andati nei campi da golf e nei ristoranti di lusso, dove un pranzo costa 200 euro. Siamo andati a bussare alla porta del primo ministro a chiedere quanto costa la sua abitazione. Così la gente si rende conto in concreto cosa significa il potere, che tipo di atteggiamento hanno queste persone e se vale la pena votarle. Alla fine, i socialisti hanno vinto, ma non certo per il mio lavoro. La gente si è incazzata per le bombe dell’11 marzo e ha messo l’accento sulla partecipazione della Spagna nel conflitto iracheno. Sono stato contento di questo risultato, perché la gente è riuscita a cambiare le cose”

“Sono un buffone, non un cabarettista. I cabarettisti vanno in tv e parlano. Noi buffoni facciamo, e facciamo cose disdicevoli e non abbiamo rispetto di niente e di nessuno. Né del potere e neanche di noi stessi”.




Ieri, sapendo che alla Torchiera occupata il Comune non ha mai allacciato l’acqua, alla fine della geniale performance di Bassi sono uscito dalla corte tormentato da una domanda a cui non sapevo dare risposta: ma come avrà fatto Bassi a risietemarsi togliendosi di dosso tutto quel miele che si è versato in abbondanza sul corpo? Senza poter lavarsi con l’acqua intendo. 

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