Gli amici di JC 6: Josè Maria Fernandez, l'ambasciatore parallelo.

La vivacissima schiera di argentini che hanno visto in Parigi la più naturale delle mete per il loro esilio, ha riconosciuto nella figura di Josè Maria (Pepe) Fernandez il ruolo di ambasciatore parallelo. 




Pepe Fernandez

Il concertista mancato che aveva preferito al pianoforte l'obbiettivo fotografico, non viveva tra le agiatezze istituzionali, bensì in una mansarda bohemien nel cuore di Saint Germaine-de-Prés, raggiungibile dopo aver scalato sei piani di una vertiginosa scala a chiocciola: un esercizio così comune negli edifici parigini d'epoca che, secondo lo stesso Pepe, aveva favorito la Francia nel primato di paese con i "culi" più in forma..."orgoglio nazionale", aggiunge, messo in crisi dall'ondata di ascensori che oltre a snaturale la poesia "secondo impero" di quegli edifici storici, stava "rovinando la razza" propiziando l'afflosciamento dei glutei. E per qualsiasi argentino appena arrivato a Parigi, inerpicarsi su quei sei piani per incontrare Fernandez nel suo appartamento al numero 28 di Rue du Four, era una sorta di battesimo necessario e rassicurante che istruiva il nuovo arrivato su nomi, gli indirizzi, le iniziative inerenti alla comunità. Pepe era partito dall'Argentina nel 1954, ritornandovi una prima volta nel 1957 per " devorar musica en el Colon" e lasciandola per sempre nel 1963 a bordo del Louis Lumiére. 


Elena Walsh la Place Saint-Sulpice- Foto di Pepe Fernandez 



La prima visita a Parigi non era stata rose e fiori e per mantenersi Pepe era riuscito a trovato un ingaggio al cabaret La guitare grazie all'amica poetessa Maria Elena Walsh che si esibiva lì con Leda Valladares, in uno straordinario repertorio di canzoni folkloriche argentine. La paga non era sufficiente però, così Pepe insieme all'allora sconosciuto pittore Alberto Greco, si occupava del guardaroba dividendo con il connazionale generose mance, ma in primo luogo custodendo gli indumenti di avventori quali Picasso, Mirò, Rita Hayworth, Myrna Loy .... Il secondo e definitivo viaggio in Francia, significò per lui abbandonare la vocazione musicale per il pianoforte studiato sotto la guida di Enrique Baremboin (il padre di Daniel), e dopo alcuni reportage scritti per riviste quali Perfil o Atlantida, Pepe passò definitivamente alla fotografia, facendone uno stile di vita picaro ed intelligente,intimo e sensibile. 


Jorge Luis Borges (foto Pepe Fernandez)

Alcune fotografie sono divenute internazionalmente celebri anche se moltissimo pubblico che le ha potute ammirare non le ha collegate al suo nome. Ad esempio la straordinaria fotografia di Jorge Luis Borges nel vestibolo dell'hotel L Hotel, colto in un "istante decisivo" (Cartier Bresson): l'inquadratura è stata scelta da Gallimard come icona dell'opera completa di Borges pubblicata nella collana La Pléïade. 

Jorge Luis Borges al Deux Magots (foto Pepe Fernandez)



Borges è stao fotografato anche altre volte cone nella sala d'attesa dell'aereoporto di Orly oppure in una circostanza inimmaginabile in quanto particolarmente imbarazzante al Cafè de Flor dove il poeta era seduto ad un tavolino in compagnia di un'avvenente cocotte della Martinica (!!!).


Silvina Ocampo e Bioy Cesares (foto Pepe Fernandez)

Ma questo è uno dei tantissimi ritratti ad amici quali Silvina Ocampo, Adolfo Bioy Casares e Italo Calvino (in un hotel a due stelle di Parigi, Pablo Neruda con Miky Teodorakis (durante la prova generale di Canto General, 1972) 


Miky Teodorakis e Pablo Neruda (foto Pepe Fernandez)

Astor Piazzolla (sulle rive della Senna), Guillermo Vilas, Carlos Monzon... Nel circolo degli amici che si sono prestati ad un ritratto di Pepe c'è anche Cortazar, immortalato in diverse occasioni come ad esempio al mitico cafè Las Closerie de Lilas (1979), oppure nell'occasione domestica di una festa argentina, lassù sulla mansarda insieme a Elena Walsch e Jairo. 


Julio Cortazar a Las Croserie de Lilas (foto Pepe Fernandez)


In questa circostanza Pepe aveva informato Julio che la giornalista Adriana Civita, figlia del proprietario della casa editrice Abril, gli aveva chiesto di fargli un'intervista. Julio risponderà nei giorni seguenti con una lettera che declina l'invito, giustificando la sua posizione così:


Jairo, Maria Elene Walsh e Julio a casa di Pepe Fernandez


"Lo de la hija de Civita me crea un problema. Si quiere -como es lógico-una entrevista para alguna de las revistas de Abril, le digo francamente que no. Sé lo que es Abril, de dónde sale su potencia, qué fuerzas maneja y la manejan. No quiero servir más de lo necesario a la sociedad de consumo, aunque no tenga el valor de romper definitivamente con ella, ya que su extremo opuesto tampoco me daría hoy lo que deseo. Y para marcar diferencias agrega: Pero lucho a mi manera por ese “extremo opuesto”, y por ejemplo acabo de enviarle una larga entrevista a CRISIS. ¿Ves mi punto de vista? Sé muy bien que a mí me publicarían todo lo que dijera, pero eso puedo decirlo en otras publicaciones que me merecen más estima."




Oltre ai 50 mila fotogrammi ordinati diligentemente in cartellette dedicate, Pepe ha lasciato anche una serie di epistolari con varie personalità della cultura tra i quali, oltre a tutti i citati, Man Ray: gli originali di questi documenti cartacei, ordinati ed annotati, sono stati trafugati pochi giorni dopo la sua morte e noi ne siamo venuti a conoscenza perchè il ladro ha lasciato sul posto le loro fotocopie.




Una selezione di questo materiale, dopo la mostra "Pepe era una fiesta", è rimasto in maniera stabile presso Villa Ocampo a San Isidro, la casa di Silvina che per Pepe è stata un'amica attenta e affettuosa. Lei apparteneva al gruppo che frequentava la grande casa dei Fernandez quando questi si erano trasferiti ai margini della metropoli, a Ramos Mejia. Sotto la nobile magnolia che troneggiava nel giardino l'imperativo era ridere, il divieto era esprimere i propri sentimenti, benvenuti erano gli scherzi che creavano complicità segrete da tribù esclusiva. Gli assidui erano Hector Bianciotti, Ernesto Schoo, Alberto Greco, Sara Reboul, Horacio Verbitsky, Roberto Sules e il titanico poeta Juan Rodolfo Wilcock, uno dei grandi outsider del novecento che per anni ha vissuto in Italia (dove è morto) e che finalmente Adelphi ha resuscitato editorialmente ripubblicando l'esilarante, per non dire demenziale, "I due allegri indiani" (1973). 




Tra questi privilegiati, un giorno si è aggiunta Maria Elena Walsh con cui Pepe ha condiviso un'amicizia lungo tuta la vita. La Walsch, ritornata da Parigi e quando ormai Pepe si era radicato per sempre in Francia, ha dedicato all'amico la melanconica "Zamba para Pepe":

Hace muchos años que te fuiste 
y sin una lágrima te despedí. 
Como el argentino de los tangos, 
te quedaste solo en París 
y ya lo canjeaste por neblina 
al sol de tu país. 
Hace muchos años que te quiero 
y hace muchos más que te olvidas de mí. 
Dicen que no vas a volver nunca 
y tal vez yo no vuelva allí. 
Te veré una noche por Corrientes esquina Rivolí. 
Cuando un amigo se va nadie
nos devolverá todo el corazón que le prestamos, 
tanta compartida soledad. 
Un amigo nuevo no es lo mismo, 
Pepe, nos quiere por la mitad. 
Todo cambia desde que te fuiste, 
ya los argentinos no somos así. 
Estamos mirándonos por dentro 
y olvidándonos de París. 
De nuestras cenizas renacemos humanos al morir. 
Quedan pocos de los que decían 
que en este país no se puede vivir. 
Ya bajo las manos del escudo 
el palito ha echado raíz 
y un montón de efímeros laureles 
supimos conseguir.


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